SALUTE

I mille volti del dolore, quando un sintomo diventa patologia

Difficile da definire, per la sua natura fortemente soggettiva, e difficile da diagnosticare: il dolore e' un sintomo ampiamente diffuso, tale da condizionare a volte la qualita' di vita del paziente. Una condizione, dunque, ampiamente sottostimata che, nonostante il riconosciuto impatto, e' ad oggi uno dei problemi medici meno conosciuti e meno affrontati.

Difficile da definire, per la sua natura fortemente soggettiva, e difficile da diagnosticare: il dolore e' un sintomo ampiamente diffuso, tale da condizionare a volte la qualita' di vita del paziente. Una condizione, dunque, ampiamente sottostimata che, nonostante il riconosciuto impatto, e' ad oggi uno dei problemi medici meno conosciuti e meno affrontati. Se n'e' parlato ieri a Roma in occasione dell'incontro "I mille volti del dolore" promosso da Sandoz con l'intento di affrontare la difficile condizione di cronicita' che riguarda quasi 1 italiano su 5. Il dolore cronico non oncologico rappresenta un importante problema di salute pubblica che nel nostro Paese affligge circa dodici milioni di italiani (20%) e in Europa ha una prevalenza orientativamente del 22%. "Si tratta di una vera e propria malattia che pero', spesso, nella pratica clinica e' sotto-diagnosticata e sotto-trattata con evidenti conseguenze cliniche, fisiologiche e socio-economiche - spiega il professore Consalvo Mattia, Docente di Anestesia e Rianimazione, Universita' La Sapienza di Roma -. Una condizione dolorosa frequentemente associata a malattie croniche (es. reumatiche) e per la quale donne e anziani risultano essere i piu' colpiti". L'impatto socio-economico di questa sintomatologia e' notevole; si pensi che da un'indagine europea i giorni di lavoro persi a causa del dolore cronico non-oncologico di entita' moderata-severa risultano essere in media 7,8, negli ultimi 6 mesi di ricerca, mentre nel 22% dei pazienti il numero di giorni di lavoro persi sale addirittura a 10. Anche se il 55% dei pazienti non ha perduto alcun giorno lavorativo, il 26% afferma che il dolore impattava comunque sul proprio lavoro.
 
Tra i pazienti affetti da dolore cronico moderato il 27% e' rappresentato da persone con un eta' superiore ai 60 anni: da un'analisi europea emerge che il 37,7% degli anziani riferisce di aver provato dolore fisico, da moderato a molto forte, nelle quattro settimane precedenti l'intervista, e che il 23,1% degli anziani ha gravi limitazioni motorie.6-10 Le donne lamentano piu' degli uomini dolore fisico da moderato a molto forte (45,4% contro 27,6%) e tra le ultraottantenni la percentuale arriva al 58,6% a fronte del 39,2% degli uomini. "Poiche' l'incidenza di questo dolore persistente si incrementa con l'eta' - precisa il professore Mattia - per il trattamento sara' necessario scegliere farmaci analgesici che non interferiscano con la funzione renale o epatica o che abbiano un impatto negativo sulla coagulazione o sulla pressione arteriosa, essendo spesso i pazienti anziani gia' politrattati per altre patologie". La pratica clinica piu' diffusa per il trattamento del dolore cronico moderato e' l'impiego dei farmaci anti-infiammatori non steroidei. In Italia nel 68% dei casi il dolore viene controllato con un farmaco anti-infiammatorio non steroideo (ogni anno si consumano 43 milioni di confezioni di FANS per curare il dolore nel nostro Paese), rispetto ad una media europea del 44%, con un costo annuale di trattamento del dolore cronico nel nostro Paese di 4.556 euro per paziente: 3.156 euro (69%) imputabili alle perdite di produttivita' (assenze da lavoro) e 1.400 euro come costi diretti a carico del SSN.

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